Il Covid muerde ancora, ma le cure a casa (Usca e antivirali) restano al palo

Between the quinta ondata del Covid, trainato dalla contagiosissima Omicron 5, imperversa with oltre 1,3 milioni di persone attualmente positive, incidenza dei contagi oltre quota mille ogni 100mila abitanti e ricoveri nei reparti ordinari che hanno superato la soglia delle 9mila unità, l’ asistencia a domicilio en affanno. A fine giugno sono scaduti i contratti a tempo determinato dei medici e degli infermieri delle Usca, unico presidio rimasto sul territorio. Mentre sono ancora bassi i numeri delle somministrazioni di antivirali in Italia, a cominciare dal Paxlovid, prescrivibile dal medico di famiglia e acquistabile in farmacia. A pagarne le conseguenze sono gli ospedali dove arrivalo positivi Covid che potevano essere trattati prima ea casa.

La despedida de Usca

Le Usca sono le squadre speciali di medici e infermieri impegnate end dal marzo 2020 in prima linea nella lotta contro il Covid, fornendo cura e assistenza domiciliare ai malati che non necessitano di ricovero ospedaliero and ai pazienti in isolamento fiduciario, che, come previstos dall’ ultima legge di bilancio, si sarebbero dovute chiudere a fine giugno. Il decreto andato in Gazzetta a fine giugno sulla riforma sanitaria del territorio prevede che ora spetti alle regioni il compito di activare e dunque finanziare le Unità di continuità assistenziale (Uca) eredi delle Usca. Questa la posizione del ministero della Salute su cui le Regioni non concordano: «L’accordo con il ministero – ricorda il coordinadore degli asesori alla Salute Rafael Donini – è di attuare la riforma progresivamente e invece noi siamo ancora in emergenza. Questo picco epidémico produce altri costi per il Covid che si aggiungono ad almeno 3.8 miliardi non ancora riconosciuti dal Governo per il 2020-2021. Insomma piove ancora sul bagnato»

Contracorriente regional

Ecco perché l’impennata imprevista dei contagi in estate ha indotto alcune regioni, a proprie spese, ha prorrogado la Usca fino al 31 de diciembre. Tra queste ci sono Emilia Romaña, Cerdeña, Las Marcas Lombardia, Campania Veneto, Cerdeña, Lacio, Umbría. Altre potrebbero essersi aggiunte in corsa. Ma almeno metà ne sembra sprovvista. Una opzione definita “una pessima idea” dall’epidemiologo Pier Luigi Lopalco, docente di Igiene all’università del Salento, che comentó: “Con un aumento dei casi che giunge come una tempesta perfetta nel bel mezzo di un’ondata di calore, e con le crisi ataviche di personale nei nostri reparti di emergenza-urgence, la mancanza delle Usca si sente, eccome”.

Antivirali senza sprint

Ma anche le cure a casa con gli antivirali non decollano. En base all’ultimo informe Aifa sul monitoraggio delle prescripción, complessivamente, sono saliti a 66.699 gli italiani curati a casa con gli antivirali molnupiravir (Lagevrio) e Paxlovid (nirmatrelvir-ritonavir). Spinte dall’aumento dei contagi finalmente crescono le prescription settimanali: dal 30 giugno al 6 luglio le richieste per molnupiravir di Merck (Msd in Italia) sono aumento del 22,4% y que per Paxlovid di Pfizer del 32,1%. Mi soprattutto, en 14 días, sono raddoppiate (+106,9%) la terapia ritirate direttamente en farmacia, el cui prescrizioni sono passate da 4.000 a 8.300. Numeri in crescita ma ancora insuficientei a fronte di quasi 100mila contagi al giorno.

La delusione degli addetti ai lavori

“Almeno il 40% dei ricoveri che vediamo può essere evitato con la pillola antivirale a domicilio”, sottolinea Massimo Andreoni, primario di infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore Scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit). Gli antivirali “si sono rivelati efficacissimi” ma, secondo l’infettivologo, la loro mancata crescita è “in parte conseguenza della ridotta preparazione dei medici di medicina generale poco o mal informati su que che sono le interazioni pharmacologiche sulla compllessità del trattamento con gli antivirali en pillola”. “È un dato di fatto che gli antivirali contro Covid-19 siano molto sottoutilizzati. Credo si tratti di un mix di mancanza di organizzazione e cultura della prescription – spiega Lopalco – epure gli antivirali riducono sostanzialmente il rischio di ricovero blockcando la progresione della malattia verso le forme gravi”.

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